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IL PASSATO

piceniLe Marche hanno conosciuto nel tempo il passaggio di popoli e culture diverse. Legate agli alterni destini dei dominatori, percorse dalle lotte tra chiesa ed impero, frammentate dal controllo di potenti famiglie hanno partecipato a tutti i momenti importanti della storia conservandone le tracce.
Le prime testimonianze di un percorso preistorico risalgono al paleolitico inferiore: le "amigdale" affiorate nella zona del Conero ci riportano a tempi preistorici.
Affascinante e ricca ancora di misteri le vicende dei Piceni che abitarono a partire dall'età del ferro un'ampia zona della regione spingendosi anche in Abruzzo.
Le numerose necropoli testimoniano di un popolo i cui riti di inumazione erano simili a quelli di genti venete e balcaniche.
La loro salda unità venne sfaldata da due eventi all'inizio del quarto secolo: l'invasione dei Galli Senoni (che fondarono Sena Gallica) a nord dell ' Esino e l 'arrivo dei Sabini, una tribù italica a sud.
Contemporaneamente i Siracusani fondavano la colonia di Ancona destinata a diventare un importante emporio commerciale. I Piceni, popolo guerriero aperto agli scambi, laborioso ed abile nella lavorazione dei metalli, si disgregarono fondendosi con le nuove realtà delle future Marche.
Il sorgere dirompente di Roma travolse i destini del Galli Senoni che furono sconfitti in una battaglia presso Sentinum, l'attuale Sassoferrato.
Agli abitanti di queste zone, dopo diverse ed alterne vicende, fu data la cittadinanza romana, mentre il resto del territorio venne confiscato e trasformato in "ager publicus".
Ascoli solamente rimase indipendente e divenne "civitas foedereata"; Pisaurum, Firmum sono le testimonianze di una presenza splendida che condiziono' anche l'urbanitsica di molte città: alcune si sovrapposero ad altre sorsero nuove e fiorenti favorite anche da una rete viaria che trova nelle Marche due splendide testimonianze, la Flamina e la Salaria, opere ambiziose e lungimiranti: ambiziose per le scelte di alta "ingegneria", ponti realizzati, sostegni imponenti, gallerie scavate nella roccia a colpi di scalpello, trafori come il Furlo rubati ad una natura comunque difficile per i mezzi di allora da addomestciare alla lungimirante intelligenza di uomini che avevano intuito l'importanza civile, economica, strategica di opere che sono modernissime nella loro complessa ed eterogenea valenza.

Medioevo e Rinascimento

La diffusione del Cristianesimo, il tramonto dell’impero romano, le invasioni dei popoli germanici , l'espansione del governo di Bisanzio, la richiesta di aiuto del Papa ai Franchi che si concluse con la donazione dell'Esarcato e della Pentapoli da parte di Carlo Magno al Papa stesso sono eventi che segnarono profondamente le Marche da un punto di vista storico, sociale, artistico. urbinoIl Monachesimo, artefice di splendidi edifici religiosi, ebbe una capillare diffusione tanto che i monasteri sorsero come importanti centri di cultura, attivi nel territorio per opere di bonifiche, per miglioramenti nell'agricoltura e nell'allevamento del bestiame.
Il nome di Marca comparve con la dinastia degli Ottoni che chiamarono così le zone di confine dell 'Impero; ma le continue discordie tra i due poteri del tempo spinsero l'uno e l'altro a cercare l'appoggio dei nascenti Comuni che, a sud dell'Esino , pur rimanendo ancorati all 'autorità apostolica ,godevano di una certa autonomia.
A nord crebbe la forza di potenti Signorie: i Malatesta che si spinsero fino ad Ancona , e ritirandosi , conservarono Pesaro mentre i Della Rovere dall'entroterra si spinsero verso il mare.
Nel '400 le Marche, rispetto alle altre regioni, vissero una situazione anomala tanto da essere chiamate "l'incostante provincia"; mentre altrove nascevano gli stati regionali, qui rimase la forma comunale ed il governo centrale del papato fu più formale che reale. Questo non aiutò certo a costruire nè una coscienza regionale nè provinciale.
Francesco Sforza ,il Valentino, Francesco Maria Della Rovere sono tra le figure pù significative di questa esuberante realtà frammentaria.
Ma nel Rinascimento la cultura umanistica trovò nelle corti dei Montefeltro ad Urbino, degli Sforza a Pesaro una vivacità ed una raffinatezza tali da competere con le corti più fulgide della penisola. Federico da Montefeltro fu l 'uomo che seppe riunire doti umane, culturali e militari tanto da eseere tuttora l'uomo emblema di quel periodo e di quella cultura.
Alla corte dei Urbino si riunirono i più grandi nomi del tempo. Raffaello Sanzio, cresciuto nell 'atmosfera della corte urbinate, continuò la sua opera tra Roma e Firenze, lasciando in patria alcune opere ed un gruppo di imitatori che influenzeranno tra l'altro le famose ceramiche di Casteldurante e di Urbino. Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto sono nomi dell'area veneta che si trasferirono e lavorarono a lungo nelle Marche, lasciando importanti opere che ebbero uno spessore tale da influenzare e ravvivare tutta un arte minore a loro vicina.

Dal Settecento all'età contemporanea

Nella seconda metà del '700 si diffusero nella regione le idee illuministiche, accompagnate dal culto della regione, della tecnica, del progresso. A Treia, una piccola realtà del maceratese, l 'Accademia dei Sollevati divenne Accademia Georgica, la prima di questo genere nello Stato Pontificio. Qui venivano condotti studi di agronomia e ci si occupava di questioni sociali ed educative. castelfidardoLe Marche non furono indenni dalla campagna d‘ Italia di Napoleone, le cui truppe occuparono Pesaro, Fano, Ancona, Macerata, ma l‘avventura dell’imperatore francese fu caratterizzata da alterne vicende: da una incondizionata adesione si passò ad una vasta opposizione, accompagnata da scontri violenti. Nel 1800, dopo la battaglia di Marengo, Napoleone consegnò le Marche allo stato pontificio tranne Ancona che restò ai francesi. Il Congresso di Vienna, indetto per dare un nuovo assetto all'Europa, dopo la disfatta napoleonica, oltre a suddividere l’Italia in in tanti stati più o meno sotto l’egemonia dell’impero asburgico, tranne il regno sabaudo, consegnò definitivamente le Marche al Papa.
La diffusione delle idee carbonare e mazziniane, fautrici dell’indipendenza e dell’unità d’Italia, innescarono anche nella nostra regione una serie di moti insurrezionali che determinò l'occupazione austriaca nel tentativo di sedare il fermento di malcontento che regnava ad Ancona, come ad Ascoli e Macerata, a Fano e Pesaro, a Senigallia.
L'11 Settembre del 1860 il generale Cialdini al comando dell' esercito piemontese entrò nella regione ed il 18 Settembre sconfisse a Castelfidardo le truppe pontificie. La vittoria della battaglia determinò la liberazione delle Marche sugellata da un plebiscito che sancì l'annessione della regione al Regno d 'Italia.
Tutto questo sembrò tradursi in nuovo fermento; entrò in servizio la ferrovia Ancona-Roma ed in seguito la ferrovia del Tronto che congiunse il capoluogo con Rimini e Pescara. L'Ottocento fu una stagione nuova: nacquero lo Sferisterio di Macerata, ma soprattutto numerosissimi teatri, espressione del potere emergente della borghesia e di una nuova sensibilità culturale; piccoli gioielli che ospitarono e continuano ad ospitare importanti stagioni liriche, famosi cantanti con prime dei maggiori compositori italiani e stranieri. Alla fine del diciannovesimo secolo la corrente liberty lasciò gradevoli esempi nella regione, soprattutto nelle città balneari dove sorgono tuttora ville, giardini ed edifici che continuano a dare all 'atmosfera di queste realtà un tono elegante e sofisticato.
Durante la prima guerra mondiale le Marche subirono diversi bombardamenti: ingenti furono le perdite umane e le distruzioni provocate dai bombardamenti di cui uno dei più tragici fu quello di Ancona del 1915. Altrettanto pesanti furono le conseguenze della seconda guerra mondiale che ebbe nella Resistenza, soprattutto negli Appennini, una manifestazione particolarmente forte infliggendo agli occupanti numerose perdite.
Nel secondo dopoguerra le Marche furono caratterizzate da un'economia prevalentemente agricola che faticò a svilupparsi e che determinò una forte emigrazione; alcune voci importanti come il turismo, l'artigianato, piccole imprese Lentamente iniziarono a svilupparsi e gli anni settanta sugellarono definitivamente questa crescita che si andò a consolidare nel decennio successivo.